Ma chi diavolo l’ha inventata l’ora legale???(seconda puntata)

valigia-2.jpg Povera valigia… L’abbiamo lasciata allontanarsi sul nastro trasportatore del check in n. 32 di Vueling, a Barcellona. A Fiumicino ovviamente, non ricompare. Nessuna sorpresa. In fin dei conti, me l’aspettavo. Una signora gentile cerca di incoraggiarmi: magari è in giro su qualche altro nastro. Faccio un giretto poco convinto. Nessuna traccia di valigie azzurre. A parte un valigione solitario ricoperto di cellophane blu che fa il girotondo sul nastro dove avrebbe dovuto comparire la mia. Mi dirigo rassegnata verso Aviapartner, la compagnia di trasporto bagagli di Vueling davanti al nastri n. 11. Dentro ci sono due impiegati dall’aria triste e severa. “La mia valigia non è arrivata”, mormoro cercando di trovare il lato divertente di questo piccolo dramma annunciato. La ragazza dai capelli crespi e un po’ spenti china sulle carte non fa una piega. Capisco che ne vede tante al giorno. Tuttavia un po’ di umana comprensione. In quella valigia c’è tutto ciò che conta. I miei vestiti migliori. Il mio beauty case. I miei occhiali. E soprattutto. I miei preziosi libri e i risultati di una prima ricerca d’archivio per il dottorato. Senza quella valigia sono bloccata. E dopodomani mi inizia pure lo stage! Dovrei andarci vestita come Cenerentola e confidare nell’efficacia del servizio offerto da Vueling? Mi sa invece che dovrei iniziare a diffidare e convertirmi al bagaglio a mano, visto il destino malefico che aleggia sulle mie valigie.
Mentre me ne sto lì a elucubrare sulle mie sventure, sull’orlo della disperazione, l’impiegata non ha increspato di un millimetro le labbra, non mi ha degnata di nessun moto dell’animo. Ha diligentemente aperto e preso nota di tutti i documenti che ho abbandonato sul tavolo, ha digitato frettolosa qualcosa al computer e mi ha consegnato una pallida ricevuta. Il congedo è fulmineo. Devo lasciare il posto a una lunga fila di viaggiatori depressi e senza bagagli. Il ritorno a casa è mesto. Chiamo S. e gli racconto la disavventura. E’ a dir poco scioccato. Credo cominci a chiedersi se sia normale che me ne capitino tante e tutte di seguito. Resta fiducioso nel genere umano e in Vueling in particolare, beato lui. A sentirlo mi convinco che sono dei benefattori dell’umanità capaci di trovare una valigetta sperduta nella giungla amazzonica. Una delle mie coinquiline, mi rassicura allo stesso modo. Anzi, forse è persino più convincente! A lei hanno riportato la valigia in albergo decine e decine di volte, pure nei posti più improbabili. Che io stia diventando pessimista?
Eppure al giorno successivo ancora nessuna notizia. Chiamo al telefono il servizio Lost & Found milioni di volte. Non rispondono. Chiamo il servizio informazioni bagagli di Vueling a Barcellona. Non hanno notizie. E rispondono in spagnolo. In realtà, hanno pure difficoltà a parlare quello. E l’inglese. Ma che lingua devono conoscere per essere assunti, mi chiedo?
Allora, visto che nessuno mi dà retta, decido di andare a Fiumicino di nuovo
alla ricerca dell’ufficio Lost & Found.E magari di trovarmela da sola, la valigia. Ovviamente mi perdo tra i terminal!  Non ricordo da quale sono uscita ieri… Mi metto in fila presso uno sportello ADR, convinta che sia la stessa cosa. C’è una signora simpatica, che è stata 15 giorni in Africa a fare volontariato internazionale. La sua valigia arriva da Londra tra un’ora. Beata lei! L’uomo efficiente di ADR, ovviamente, non può aiutarmi. Ma almeno mi indica la strada giusta. Dopo un’accurata controllo ai raggi X e al metal detector della Guardia di Finanza posso finalmente accedere all’area arrivi del terminal B (ecco qual era!). L’impiegata triste è al telefono. Si anima un secondo al vedermi: “Ha ritrovato la valigia?”. Wow! Una reazione umana, finalmente.  Però, no, purtroppo non ho ancora rivisto il mio bagaglio e, sì, speravo potesse darmi qualche buona nuova lei. Allora mi fa attendere per minuti interminabili, mentre conclude la chiamata. Poi compila un tagliando lungo un Km per un certo signor Tamalil o qualcosa del genere. Alla fine si concentra su di me. Magari diventiamo pure amiche. Il suo pc dall’aria non proprio moderna sostiene che un oggetto che “potrebbe aver l’aria” (!) del mio bagaglio è stato visto all’aeroporto di Francoforte. Urca! Il mio bagaglio a Francoforte! Beato lui. Io non ci sono mai stata. Però dovrebbe essere arrivato ieri sera con un volo Lufthansa. Ricomincio a sperare. Ma è un attimo. Rifaccio il giro dei nastri e dei magazzini e della mia valigia nemmeno l’ombra. In compenso, vedo ancora il valigione rivestito di cellophane blu. Sono così disperata che lo analizzo pure da tutti gli angoli: magari è il mio e sono diventata matta, magari non lo riconosco. Così l’impiegata manda un telex di sollecito, poco convinto in realtà. E mi dice che chiamerà appena avrà notizie. Credo sia convinta che la mia valigia è lì da qualche parte e io non la riconosco. In effetti, comincio a crederlo anch’io. Per tutto il tempo del colloquio il telefono ha squillato e lei non si è degnata di rispondere. In altre parole mi ha detto: “Sparisca e non si azzardi a richiamare”. Bene. Non ho concluso molto.
La sera mi sento abbastanza sperduta. Domani inizia lo stage e ho solo un tailleur da mettermi. E sono praticamente al verde. Richiamo Barcellona. Un tizio mi dice che “la mia valigia sembra esser stata vista” (!) a Barcellona. Ma non era a Francoforte??? Ricado nel baratro della disperazione più inconsolabile. Nelle chiamate successive fingeranno di non comprendermi questi squinternati. Richiama S. e lui sa essere mooooolto convincente, se è arrabbiato. Prova a farli parlare in 4 lingue. Ma pare che non ne conoscano bene nessuna. Alla fine l’operatore del call center, quasi balbettando e chiedendo scusa, si lascia scappare la verità: l’ufficio Lost & Found sta traslocando e le operazioni di ricerca procedono tutte un po’ a rilento. Potrebbero essere necessarie 3 settimane per trovare la mia valigia! Intanto, però, posso darmi alle spese pazze e tutto ciò che dovrò ricomprare per assenza di bagaglio, suffragato da scontrini, mi verrà rimborsato da Vueling. Fantastico! Una buona notizia, finalmente. Peccato che la mia carta di credito al momento sia praticamente vuota! A questo punto mi rassegno. Mi faccio una bella tisana rilassante e dopo due giorni decido finalmente di dormire. L’indomani indosso il mio unico tailleur e do il via alla mia nuova esperienza professionale. Ed è lì, quando ormai, non ci pensavo più, mentre spostavo sedie e cavi per far posto alla mia piccola e candida scrivania, che squilla il cellulare. “Dipartimento Lost & Found di Vueling. E’ la signorina Pulvirenti? La informiamo che il suo bagaglio è qui con noi (!). Quando possiamo riportarglielo?”. E non c’è altro da aggiungere. perchè la riconsegna è puntuale, precisa, gentile ed efficace oltre ogni dire. Alle 20 citofona il fattorino. Mi riporta la mia cara valigetta, un po’ provata ma sana e salva, dopo il viaggio a Francoforte (ecco dov’era!). E’ un uomo anziano e bassino con l’aria paterna. Si vede che è stanco. “Sono” l’ultima consegna, non vede l’ora di tornare a casa. Mi fa firmare alcuni documenti con l’aria efficiente. Mi dice “Arrivederci”. So che non è stato carino da parte mia. Ma non posso farci niente. Mi è scappato. “Speriamo di no”.   

Ma chi diavolo l’ha inventata l’ora legale???(seconda puntata)ultima modifica: 2007-04-07T13:25:00+02:00da braineyeheart
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