E neve fu

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Neve, fa che nevichi, ti prego, fa che nevichi. Vivi in Sicilia, ragazza, Mediterraneo, Etna e sole e mare tutto l’anno. Non sarebbe meglio desiderare qualcos’altro?

E invece no. Lei voleva la neve. E’ che la neve è come il fuoco. Ti strega. Ti cattura e ti porta lontano.

Voglio la neve. Voglio un Natale bianco e un caminetto acceso davanti al quale accoccolarmi. Voglio, fortissimamente voglio. Voglio vivere in una città in cui d’inverno nevichi. In cui ti alzi al mattino, apri la finestra e trovi il mondo spolverato di bianco.

E non la ascolti la maestra ripeterti che l’erba voglio non esiste nemmeno nel giardino del re, che è impossibile che nella tua città nevichi tanto da permetterti di giocare a palle di neve e da costruire pupazzoni con il naso di carota. Non fai caso che l’Inverno non ama il mare e la bassa quota a queste latitudini e che se poi nevicasse non avresti scarpe abbastanza robuste né indumenti abbastanza pesanti per resistere abbastanza all’aperto. La verità non te la dice nessuno. Nessuno osa dirti che la cosa peggiore che ti possa capitare è che il tuo desiderio si realizzi, bambina. Finché succede. Che un bel giorno, il tuo desiderio, magicamente, si realizza.

Che nevichi dunque. Che neve sia. E all’inizio è tutto perfetto. Tutto bianco e meraviglioso esattamente come l’avevi sognato. I fiocchi che volteggiano. La gente che guarda fuori dalla finestra e ride. La voglia di correre e voltarsi per guardare le impronte lasciate alle spalle. Ma poi con la neve ti si infiltra sotto il colletto una goccia di gelo, sottile e umida. E quel brivido rivelatore. Quel sospetto malefico. Quella consapevolezza amara. E ovviamente quando succede non è già più come lo immaginavi. Di anni adesso ne hai 30. E puoi non essere cresciuta, apparentemente, ma la verità è che non è più la stessa cosa. E non è Sicilia, adesso. è Spagna. è la Catalogna soleggiata e splendida, dove l’Italia giovane guarda, neanche fosse la terra promessa. E mentre la neve inizia a cadere giù, qualcosa sta cambiando. Qualcosa è già cambiato. E ti accorgi che è uno di quei giorni.

Uno di quei giorni che non si dimenticano. Giorni terribili in cui i desideri si realizzano. Giorni memorabili in cui la tua vita non appartiene solo a te, in cui fai parte di un coro e quello che accade ti fa sentire minuscola come un granello di sabbia. Come un fiocco di neve. E mentre tu sei chiusa dentro una stanza sotto una luce al neon a combattere contro te stessa e a capire con il cuore gonfio di paura dove ti hanno portato i tuoi desideri, fuori la neve cade e diventa tormenta diventa gelo diventa vento ululante diventa buio e fango e i boccioli dei fiori di pesco nati tre giorni fa bruciano per sempre. E domani niente sarà più lo stesso.

Neve, fa che nevichi, ti prego, fa che nevichi. E nevica davvero. Oggi 8 marzo. E la data non potrebbe essere più imperfetta. Giusto ieri hai trapiantato le margherite. Pensavi fosse primavera ed ecco la tua neve. Barcellona si scioglie nel bianco soffice di una giornata impossibile. Le torri della Sagrada Familia scompaiono sotto una coltre sottile che Gaudì non avrebbe mai immaginato nei suoi sogni più perversi. Sulle casette di pan di zucchero cade la neve. Cade sulla Rambla e gli artisti di strada contrariati, cade sulle inglesi col garofano rosso all’occhiello e i loro addii al nubilato, cade sui gabbiani alla deriva e sulle speranze tiepide di chi atterra in un nuovo mondo che immaginava tutto giallo e blu. Cade la neve a Barcellona e cancella i colori, che sia giallo, che sia rosso o che sia blu, cade sulla spiaggia e sul mare troppo salato. Cade la neve sulle lacrime sorprese dei bambini e i sorrisi increduli degli anziani.

Neve, fa che nevichi, ti prego, fa che nevichi.

Ci sono desideri meravigliosi, tanto più grandi di te, piccola ragazzina incosciente, sogni luccicanti che sembrano giocattoli ma che in un attimo possono diventare incubi mostruosi. Solo quando li stringi in pugno, capisci che non li possiedi,  sono loro a possederti e in un attimo ti ritrovi trascinato via su un terreno freddo e scivoloso. Neve. Bianca. Ghiaccio. Fango.

Voglio la neve. Voglio fortissimamente voglio. Voglio viaggiare e vivere a modo mio. Voglio fortissimamente voglio. Voglio vivere di quello che scrivo. Voglio fortissimamente voglio. Voglio amare ed essere amata, pià di qualsiasi altra cosa. Voglio fortissimamente voglio. Voglio una casa tutta mia. Voglio fortissimamente voglio. Voglio vita, voglio persone, voglio cose, voglio. Voglio la neve.

Fa che nevichi, ti prego, fa che nevichi. E adesso è neve. E tutto il resto. E si è già realizzato tutto. O quasi. Perché mai ti eri soffermata a pensare cosa comportasse ogni desiderio. Che ogni fiocco di neve prima o poi si trasforma in una goccia di fango.

E adesso è ghiaccio, è gelo, è fango, è ansia, è paura, è vita. Attenta a quello che desideri, ragazzina. Perché nessuno te l’ha mai detto, ma la cosa più tremenda possa mai capitarti nella vita non è trovarti a fare un lavoro noioso precario e sottopagato, non è trovarti licenziato e non sapere come arrivare a fine mese, non è innamorarti di un collega che ama già qualcun altro, non è scoprire di avere una rara malattia e lottare per guarire, non è trovarti rinnegato dagli amici, umiliato e deriso per una menzogna, cacciato lontano da tutto quello in cui credevi, non è svegliarti un giorno e scoprire che non lo ami più. I tuoi desideri, ragazzina, impara a diffidare dei desideri. Sono loro che devi imparare a temere. La cosa più tremenda potrebbe essere guardarli realizzarsi, uno dopo l’altro. E scoprire che la neve bianca e spensierata si trasforma in fango scivoloso sotto i tuoi piedi inzuppati. E quando la neve cade silenziosa sulla città impotente non c’è più nulla che puoi fare per tornare indietro. Dopo ci sarà solo il gelo, il fango, la neve. La tua sporca, maledetta neve. E il mondo desolato, spaventato e fradicio che non avevi mai pensato di fermarti a immaginare.

 

Per la foto si ringrazia Faberitius.

E neve fuultima modifica: 2010-03-08T23:19:00+00:00da braineyeheart
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