L’uomo che nessuno aveva mai guardato

guardiola.jpgJosep Guardiola è uno su cui forse non avresti mai scommesso un calzino. Un volto timido, da ragazzo introverso. Di quelli che a scuola si sono innamorati follemente di un’adolescente ignara e l’hanno corteggiata silenziosamente per anni, con una passione pari alla loro riservatezza. È un uomo così, Guardiola, l’allenatore del Barcellona a cui nessuno badava e di cui oggi parliamo tutti. Un uomo che se prova grandi emozioni si sforza di non darlo a vedere. Salvo poi esplodere in un sorriso incredulo al momento dell’ultima conferenza stampa. Quando ormai hai vinto e non c’è più niente che ti spinga a mantenere quel contegno, scaramantico o umile che sia.

Guardiola è un uomo così. Ha corteggiato quelle tre coppe silenziosamente, ma implacabile e con il cuore rovente. A chi gli chiedeva se la sua squadra puntava al sogno quasi impossibile della Tripletta, Guardiola quasi non rispondeva, scontroso e taciturno sbottava che intanto i suoi ragazzi badavano a vincere la prossima partita.
Eppure adesso comprendiamo che le ha corteggiate con esattezza e precisione quelle coppe: la Coppa della Liga, la Coppa del Rey e la Coppa dei Campioni. Con la stessa precisione ragionata e la stessa esattezza certosina che ha trasferito al modo di giocare dei suoi ragazzi, che si passano il pallone come canta un coro maestoso, perfettamente all’unisono e non come una marmaglia di solisti alla deriva macchiati di protagonismo sterile.

A denti stretti e con la fronte corrugata, Guardiola ha circuito lentamente e appassionatamente la sua meta. Stringendo le unghie nei pugni, durante le partite, a bordo campo, quasi mai esprimendo gioia o disappunto con un gesto che fosse meno che pensato. Parlando a voce bassa durante le conferenze stampa, tanto che a volte nemmeno il microfono bastava. E alla fine Pep Guardiola ha vinto. Lui che quando giocava di successo non ne aveva visto granché. Lui che di coppe, da calciatore, quando giocava nel Brescia e poi nella Roma, non ne aveva vinta una. Lui che l’anno scorso allenava le giovani promesse del Barcellona e che nella vita non sembrava aver avuto niente, forse solo fortuna, esperienza meno che mai.

Eppure c’è chi nasce per essere insegnante e chi per fare l’allievo e superare il maestro. Con la sua passione sincera e senza clamori, con il suo modo di credere ai vecchi solidi valori di un popolo realista e restio a mostrare i sentimenti, ma non per questo a provarli, con il suo modo di lavorare e di non sentirsi speciale per questo, Guardiola ha conquistato molto di più di tre titoli e un posto nella Storia.

Di quest’uomo caparbio e moderato in tutto, apparentemente comune, ma in modo dignitoso come solo un catalano sa esserlo, ricorderemo il sorriso ritroso, quel modo tutto suo di scuotere la testa e di scrollarsi via di dosso i giornalisti insistenti. Ricorderemo la riservatezza e il pudore, il modo antico di fare calcio, di credere all’onore della fatica e del sacrificio, quel modo che ha cambiato la storia di una squadra, di quegli undici uomini mai stanchi di correre dietro al pallone.

Perché è grazie a lui se oggi in questa città si fa festa, dopo la notte più lunga e allegra che io abbia mai visto in questa città. È grazie a lui se oggi Barcellona sembra un po’ più piccola, e la sua gente un po’ più affettuosamente provinciale.
È grazie a lui se oggi pensiamo che il mondo del calcio può farcela.

Con Josep Guardiola abbiamo vinto tutti. Ha vinto chi ha una passione nel cuore e non vuole rinunciare a lottare per portarla avanti. Hanno vinto quegli uomini scoraggiati in cui nessuno crede, che girano il mondo con la valigia, senza trovare una casa da sentire propria, un lavoro in cui credere e una donna da cui farsi amare. Ha vinto il pakistano dietro di me che con la sciarpa rossa e blu grida “Visca Barça”, saltando come un bambino. Ha vinto il vecchietto catalano su quel balcone con il sorriso che gli spalanca il volto e le lacrime che si indovinano tra le ciglia brizzolate mentre stringe tra le braccia il nipotino con il completino del Barça. Abbiamo vinto tutti: italiani, ecuadoriani, cinesi e australiani. Tutto questo popolo senza patria e senza squadra, che ha colorato una città di rosso e blu e ora salta di gioia al passaggio del bus scoperto che porta in trionfo i ragazzi di Pep.

Pep Guardiola, che è riuscito a sublimare la timidezza di Messi, a rendere elegante la solidità di Puyol e a contenere la aggressività animale di Eto’o, è stato portato a spalle dai suoi ragazzi alla fine della partita, come un ritroso prof. Keating osannato dalla Setta dei Poeti Estinti. Lui che li ha “dopati” quegli stessi ragazzi, 10 minuti prima di uscire in campo con un filmato montato con scene del Gladiatore e spezzoni dei loro stessi piccoli eroismi quotidiani: durante gli allenamenti, durante la riabilitazione, durante ogni singola partita.

Grazie a Josep Guardiola e ai suoi silenzi, a quell’uomo imprevisto e imprevedibile che nessuno di noi aveva mai guardato veramente, forse questo mondo cinico può ancora sperare. Perché sono uomini così che ti danno il coraggio di provarci, di credere in un sogno e di dimenticare un attimo che sia troppo grande. È per uomini come Guardiola che questo mondo frivolo, forse, chissà, un giorno riuscirà a salvarsi.

L’uomo che nessuno aveva mai guardatoultima modifica: 2009-05-29T20:45:00+00:00da braineyeheart
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3 pensieri su “L’uomo che nessuno aveva mai guardato

  1. Incredibile… navigando nella blogosfera mi sono imbattuto in questo blog… e ho scoperto con piacere che a curarlo è una ex tirocinante di italiano di quando andavo al Galilei! Ciao Sebina… sono Antonio, non so se ti ricordi…. forse però il fatto che ho un fratello gemello ti può aiutare.
    Prima si diceva quanto è piccolo il mondo, oggi sarebbe più appropriato quanto è piccolo il web!

    P.S. Tra le mail ho ancora quella con le foto di classe che mi hai mandato…. 🙂
    Ciao e auguri per tutto:-D

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