Miraggi di un mondo possibile

In principio era la facciata di un edificio. Un edificio speciale sicuramente, il palazzo dell’Ajuntament, che qui significa più o meno il Municipio, il Palazzo di Città, insomma. Però qui a Barcellona uno può nascere edificio e a un certo punto della vita diventare qualcos’altro. Non come in Italia che nasci edificio e, se sei fortunato, tutt’al più ti può capitare di restare edificio per molti secoli e forse qualche millennio e guai a chi ti tocca. Qui a Barcellona nessuno ti guarda male se a un certo punto decidi di essere qualcos’altro. Così può succedere che un edificio imponente e serioso come il Palau de la Ciutat può diventare qualcosa di frivolo. Ad esempio, un improbabile schermo che diventa sfondo e protagonista in una serie di viaggi onirici. Niente di meno che in uno spettacolo. Che non per niente si chiama “Miratges”. Miraggi.

I miraggi cominciano con un uomo che cammina sulla facciata dell’edificio. E finiscono con uomini in carne e ossa, col naso all’insù, sotto la sottile pioggia di inizio autunno che applaudono. Col sorriso sulle labbra e nemmeno mezzo un ombrello sulla testa. Un delirio. Se sei in piazza S. Jaume per caso, ti stropicci gli occhi incredulo e non capisci cosa stia succedendo. Perché anche se è una vita che vivi a Barcellona, non avevi mai pensato di vedere quella piazza in quel modo. Non hai mai pensato a nessun edificio in questi termini in realtà. A parte l’Uomo Ragno e pochi altri, chi mai può pensare di fare una passeggiata in verticale sulla facciata di un palazzo, tranquillo e bel bello come se niente fosse? E così ti scopri a guardarlo quel palazzo che hai sempre visto, ma che forse non avevi mai guardato con attenzione. E in un attimo non vedi più solo un uomo che ci cammina, ma due, tre, quattro. Girano intorno alle finestre, saltano dal timpano ai portoni, scavalcano le colonne. Miraggi di uomini senza ostacoli, che misurano il mondo con i propri passi e sanno esplorare quello che la maggior parte della gente dà per scontato.

Per 15 minuti va avanti così. TI abitui quasi all’idea, anche se adesso sai bene che si tratta di un ologramma. Ben congegnato, per carità, ma pur sempre un ologramma. E poi lo spettacolo inizia davvero. E il palazzo dell’Ajuntament ti stupisce di più. Una matita di luce ne disegna la struttura e tu finalmente lo vedi, geometrico e solido, così come il suo architetto l’ha pensato, sfolgorante nella luce dell’evidenza. E’ solo l’inizio. Il palazzo si trasformerà davanti ai tuoi occhi in decine di miraggi diversi, rivestendosi di colori fatati, sfolgorante di luci disco, tremolante e liquido come se fosse fatto d’acqua, di mare, di stelle, di luce e di fuoco. Il Palau de la Ciutat di Barcellona si traveste da palazzo del mondo. Diventa il Taj Majal, diventa S. Pietro in Vaticano, diventa il Centre Pompidou di Parigi. Sa farti ridere pavoneggiandosi in una pelliccia di Leopardo non sua, sa farti piangere ricoprendoti di una cascata di stelle.

Ti guarda con occhi curiosi, il Palazzo di Città. Forse si chiede cosa stai pensando, forse anche lui è stupito di farsi vedere così, rivestito di un mondo non suo. Forse non riesce a credere che la gente lo guardi di nuovo, con occhi diversi, senza far caso alla pioggia, alle nuvole, al buio, al mondo là fuori che fa un po’ paura anzi che no. Che strano, bastano delle luci e la musica giusta perché il miracolo avvenga, perché la gente si accorga di te e ti guardi come prima mai aveva fatto. Qui a Barcellona sanno dar voce all’acqua di una fontana e alla pietra di un palazzo. Hanno capito che bastano le luci e la musica per dar vita ai miraggi. Ai sogni che ci portiamo dietro, nelle nostre città, ma che non sappiamo più vedere. Dopo una settimana di notizie maledette, di pesantezza del vivere, di rovine e fallimenti ti chiedi che speranza puoi dare, di cosa puoi parlare. E poi ti imbatti in un palazzo, coperto di luce e di note. E capisci che il mondo è infinitamente più magico, l’uomo infinitamente più grande di quello che mostra una telecamera su uno schermo. Lo schermo da guardare da oggi sarà solo quello delle nostre città. Col naso all’insù, la pioggia che cade. E una foglia di platano che volteggia nel cielo qua e là.

Miraggi di un mondo possibileultima modifica: 2008-09-21T23:50:00+00:00da braineyeheart
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