Che diavolo ci ha fatto Matt?


Where the Hell is Matt? (2008) from Matthew Harding on Vimeo.

 

Per qualche ragione – scrive Massimo Mantellini – questo nuovo video di Matt risulta commovente. Tralasciando il fatto che probabilmente nemmeno voi avete la minima idea di chi sia Matt, e nemmeno io fino a qualche settimana fa, ne converrete. Il video in questione mette decisamente i brividi. Sono stata a pensarci per giorni interi. Che cosa diavolo ha dentro un video simile per produrre su chiunque così contrastanti reazioni. Brividi lacrime risa sospiri voglia di ballare di cantare di cambiare di dire grazie, chissà poi a chi. Che diavolo ci hai fatto Matt?

Inspiegabile. Si tratta semplicemente di un video con un ragazzo che balla. Insomma, lui dice di ballare, ma francamente non è che Matt sia particolarmente portato per il ballo, ammettiamolo. Al massimo possiamo convenire che Matt si limita a saltellare. Salta, Matt, salta, e per tutta la durata di un video che gode di paesaggi incredibili, di un discreto montaggio e di una musica perfetta.

Salta Matt. Salta sull’asfalto, sui fiori, sulle rocce, sull’erba, sulla sabbia di una spiaggia rivestita di impensabili granchi scarlatti. Chissà ne ha schiacciato qualcuno, l’incosciente, ti chiedi allarmato. Ma nonostante questo non riesci a condannarlo, questo folle ragazzo del Connecticut che a 31 anni ha già girato più di 40 paesi del mondo, non è mai andato al college e nella vita non pare far altro che viaggiare.

Salta Matt. Salta sotto la Tour Eiffel, in una bindonville indiana, sulle montagne del Tibet, sotto la pioggia di Zanzibar, nel deserto australiano, tra i tulipani olandesi, sui templi aztechi di Teotihuacàn, nel mare delle Fiji, tra i bambini filippini e i meno bambini della Nuova Guinea che ridono e saltano molto più forte di lui.

Salta da solo Matt, nei primi video. Ma non qui. Perché saltare, così come ridere e ballare (se solo Matt sapesse farlo) è un’attività pericolosamente contagiosa. E se ti prende dimentichi quanti anni hai, dimentichi chi sei, dimentichi che domani andrai in ufficio con una cravatta al collo e un pesante portatile nella ventiquattrore. Dimentichi che si avvicina la fine del mese e tu non sai ancora come pagare l’affitto. Dimentichi che a casa non hai più nessuno che ti aspetta. Dimentichi che ieri avrebbe dovuto essere la fine del mondo e che né tu né Matt né nessun altro avreste più potuto saltare tra i geyser, le fontane, le cascate o l’assenza di gravità di un’area spaziale in Nevada. Chissà come sarebbe stato saltare dentro un buco nero, Matt…

Salta Matt. E tu con lui. Seduto davanti a uno schermo. E per un momento sei cosciente che il mondo è fuori che ti aspetta, tutto da saltare, tutto da vedere. E ti senti felice. Così stupidamente, inspiegabilmente felice. E non ti senti ridicolo, no. A sentirti così semplicemente per un video con un tale che ci salta dentro. Anzi. Ti viene una voglia pazzesca di condividerlo. Di inviarlo via e-mail, Facebook, YouTube, Skype. Lo passeresti a chiunque: al tuo compagno che l’ha già visto, tra l’altro, e legge tranquillo in giardino, sdraiato tra le erbe aromatiche, all’odiato vicino di casa che ti sveglia inspiegabilmente ogni notte con inquietanti rumori di padelle e puzza di baccalà lesso, a tua suocera che nemmeno ci vede bene, poveraccia. A tuo nonno, se solo ancora fosse qui.

Salta, Matt. Salta. E poi spiegaci qual è la ragione per cui questo tuo video risulta così commovente. È forse la colonna sonora, “Praan”? Questo bellissimo testo di Tagore, tutto in bengali (ma chissà perchè a tratti giurerei di sentire la parola “pace”), musicato da un tal Garry Schyman che nella sua vita forse avrebbe fatto meglio a comporre solo questo pezzo. Cosa diavolo rende così grande, così “epica” questa sequenza di immagini, Matt? Il montaggio, la regia, la Terra che ci vedi attraverso, la gente che ci salta dentro o forse solo la tua buffa faccia da bravo ragazzo americano, Matt?

Per qualche ragione questo nuovo video di Matt risulta commovente. E per qualche ragione sono stata a chiedermi il perché per giorni. L’ho visto e rivisto. Ascoltato e analizzato. Ci ho perso la testa e il sonno. Insomma, va bene, non avevo di meglio da fare, forse. Ma sta di fatto che tuttora non so rispondere con certezza. Chissà che diavolo ci ha fatto Matt. Saranno state tutte e nessuna di queste cose assieme a farci sentire così. Così inspiegabilmente, drammaticamente, meravigliosamente vivi. Ma alla fine che importa. Forse l’unica cosa che conta è questa voglia matta di condividerlo e di saltare e di vedere il mondo.

 Che diavolo ci ha fatto Matt? Come Mantellini, continuo a non averne idea. Ma so soltanto che vorrei continuare a sentirmi così ogni volta che mi alzo dal letto, al mattino. E vorrei che un giorno lontano anche i miei figli riuscissero a sentirsi così. Salta, Matt, salta. Non smettere mai di saltare. Qualsiasi cosa succeda. E se vuoi continua a chiamarlo ballare. Quasi quasi ci credo anch’io.

 

Che diavolo ci ha fatto Matt?ultima modifica: 2008-09-11T20:20:00+00:00da braineyeheart
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