Solo con la voglia di andare

dylan dog.jpg C’è chi pensa che di viaggiatore ce ne sia uno solo. E’ un tipo che ha visto ogni angolo di mondo. Che fa a gara con altri viaggiatori a chi è andato più lontano. E’ un tipo che prende aerei come se fossero autobus. Che non si sente in vacanza se non le passa quantomeno in un altro continente. Sicuramente è il viaggiatore dell’immaginario collettivo. Quello a cui pensi subito quando si pronuncia la parola “viaggio”. Il mito meraviglioso verso cui aspirano in molti. A cui aspiro anch’io.
Però io, che di viaggi forse non ne ho iniziati molti, ma studiati sì, mi permetto una breve riflessione. Con gli anni sono arrivata all’incoraggiante (o scoraggiante, fate voi) conclusione che non basta aver un passaporto pieno di timbri per entrare nell’elitario club dei viaggiatori. Forse quella è una conseguenza. Di certo non il fine. Non l’essenza. L’essenza di un viaggiatore è un modo di essere, uno spirito di guardare le cose e di lasciarsene affascinare, un modo di guardare la vita con occhi da straniero e scoprire che il lontano a volte è dietro la tua finestra. E’ questo che mi piace essere, questo che voglio insegnare ai miei figli. E un mondo che immagino forse non sarà molto più piccolo di adesso, ma è fatto di uguali con gli occhi da stranieri, che si lasciano entusiasmare da qualcosa di banale. Un mondo di creatori, di musicisti, di poeti, di architetti, di inventori, di affabulatori che aprono un vecchio armadio, che attraversano uno specchio e ne fanno uscire un mondo di fate e cavalieri, di gatti stregati e conigli bianchi.
E allora quel giorno potrà arrivare. Quel giorno in cui sarai stato dappertutto. Il mondo averlo visto tutto. Ma a quel punto non smetterai di essere un viaggiatore. Il tuo viaggio comincia ad ogni angolo di strada che attraversi. Perchè il meraviglioso, il magico, l’incredibile, il mai visto sai vederlo tu e farlo scoprire agli altri. Anche al mattino. Quando sei così felice di un nuovo giorno che inizia che ti dimentichi di accompagnare la chiusura del portone. E il vicino ti urla dietro di far piano, disperato, che lì c’è gente che le paga le riparazioni al portone. E durante la giornata, quando al lavoro, dietro al pc, scopri un mondo che prima non conoscevi semplicemente in un modo di guardare le cose e di scoprirci dietro significati nuovi. O di spiegarle in un modo diverso. Il tuo viaggio comincia ad ogni angolo di strada. Anche alla sera. Quando torni stanco a casa pensando alla lavatrice da riempire, ai libri da studiare, alla persona che ti aspetta. O magari pensando alla persona che vorresti fosse lì, dietro la porta per abbracciare solo te e farti sentire l’unica al mondo come solo lui sa fare, e non smetti di sperarlo anche se sai bene che così non sarà, nè stasera e forse nemmeno domani, per quanto lo desideri. E poi alzi gli occhi e sei abbastanza viva per trovarlo lì il tuo viaggio, che continua, in quella metro, in quell’ uomo abbronzato, dai lunghi capelli brizzolati e dalle mani nervose, che va in giro per il mondo solo con uno zainetto e un fumetto di Martin Mystere tutto spiegazzato. E immagini chissà quante volte l’avrà letto. E ti viene voglia di leggerlo anche tu. Che chissà cosa ci sarà di così affascinante. Per divorarlo con quegli occhi da bambino. Per starsene seduto per terra a gambe incrociate, su una metro superaffollata e sporca in un paese straniero e un po’ caotico. A leggere un fumetto, a 50 anni o forse più. Come se non ci fosse nessuno al mondo oltre che sè. Nient’altro fosse stato scritto che valesse la pena leggere. Come se avesse tutto il tempo del mondo. Nessuna fermata a cui scendere. Nessun volo da prendere. Nessuna donna da cui tornare. E penso che Ulisse fosse così. Quello lo sguardo perduto di chi viaggia solo per il gusto di andare. Di chi non pensa al ritorno. E nemmeno alla partenza. Solo ad andare. Chi se ne importa dove sarà la meta, quale la partenza, quale lo scopo. Può essere un posto, un film, un racconto. Un fumetto. Una persona. Quello che volete. Ciò che conta è il modo di andare. Di guardare. Di sentire. E soprattutto di cambiare.
E’ per questo che anche di questi viaggi mi va di parlare. E di ascoltare. Perchè non puoi percorrere la via prima di esser diventato la via stessa. Ma questo non lo dico certo io. Lo scriveva Chatwin. E chissà. Magari di lui scriveremo domani.

Solo con la voglia di andareultima modifica: 2007-04-18T13:35:00+00:00da braineyeheart
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