Barcellona – Plaça de Sant Felip Neri

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Forse avete visto il video di My Immortal, degli Evanescence. C’è una Amy Lee che sembra una ninfa dei boschi, con un vestito bianco e delle bende intorno ai polsi e alle caviglie. Infila un piede nudo in una fontana. Si circonda le ginocchia, appollaiata su un albero frondoso. Volteggia malinconica tra bambini che giocano a pallone e saltano con la corda. In una piazza lastricata. La chiesa ha la facciata sventrata e i muri scheggiati. Ci sono un paio di alberi attraverso cui filtra la luce. Un uomo con un cane nero passa sullo sfondo. In bianco e nero. Quello che forse non sapete tutti è che quella piazza si trova a Barcellona. E nella mia mente. Dove resterà per sempre.

Un frammento della Barcellona che amo. La Barcellona che non avreste mai immaginato. Di quella città magica che “ti entra nel sangue. E ti ruba l’anima”, come ha scritto Carlos Ruiz Zafòn in “L’ombra del vento”.

Si tratta di Plaça de Sant Felip Neri.
È nel quartiere del Barrio Gótico e ci arrivi inoltrandoti per una
serie di vicoli contorti e stretti, dove pochi turisti si avventurano. Non ti aspetteresti mai cosa c’è all’uscita di quel labirinto. Ti si allarga il cuore appena esci sulla piazza. sembra così silenziosa… C’è una panchina. Ci sta quasi sempre qualcuno. Una giovane donna che legge un romanzo (come nel romanzo di Zafòn). Un vecchietto che fuma la pipa. Una classe di studenti con il loro insegnante intorno alla fontana. Ma a volte l’ho trovata vuota. Mi siedo lì. Alzo lo sguardo verso la chioma degli alberi. E sto ad ascoltare. In autunno c’è un tappeto di foglie variopinte. E si sente solo il crepitio che ti fanno sotto i piedi. Nel medioevo c’era un cimitero lì sotto. Ma adesso la protagonista della piazza è la chiesa. È barocca, ma fu costruita nel 1752. È la storia di questa facciata che dà il suo carattere al posto. È la sua storia che puoi ancora sentire seduta su quella panchina. In quella piazza. Fu durante la Guerra Civile Spagnola. C’erano venti bambini a Piazza San Felipe. Forse giocavano davvero a palla e con la corda, come nel video degli Evanescence. Forse ridevano. Forse avevano solo paura. Morirono tutti. Una bomba cadde proprio davanti alla chiesa. E sulla facciata rimase per sempre la firma di un episodio, non l’unico, ma forse il più tragico, di una guerra ingiusta. È questo il fascino malinconico di Plaça de Sant Felip Neri. Che come canta Amy Lee “There’s just too much that time cannot erase”. Ed è quel troppo che ti riempie l’anima. Che ti fa paura. Ma che, chissà perchè, ti dà il coraggio e la speranza di fare proprio le cose che ti fanno paura.


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“Plaza de San Felipe Neri è uno spiraglio di luce nel dedalo di viuzze del Barrio Gòtico, accanto alle antiche mura romane. Colpi di mitragliatrice, risalenti all’epoca della guerra civile, sfregiavano ancora le pareti della chiesa. Quel mattino un gruppo di ragazzini giocava alla guerra, indifferente alla memoria delle pietre. Una giovane donna dai capelli striati d’argento li osservava seduta su una panchina, con un libro in grembo e un sorriso distratto.”
L’ombra del vento, Carlos Ruiz Zafòn

 

 

“There’s just too much that time cannot erase”
My Immortal, Evanescence

 

Barcellona – Plaça de Sant Felip Neriultima modifica: 2006-11-03T10:45:00+00:00da braineyeheart
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